18/03/2008 - CineForum

IL DOLCE E L'AMARO, di Andrea Porporati - Ita '07 - Drammatico

Al CINEMA ROMA, spettacoli ore 17 e ore 20.40
Via Roma, 34 - Portici (NA)
Info Cinema: Tel. 081/472662
Costo biglietto £ 3.50
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Titolo : Il dolce e l'amaro
Locandina
Regia : Andrea Porporati
Con : Luigi Lo Cascio, Antonella Finocchiaro
Origine : Italia , 2007
Durata : 98'
Genere : Drammatico
Distribuzione : Medusa
     
     
     
     
     
       
Sinossi
 

Vita, formazione ed esperienze di Saro Scordìa, “picciotto” di mafia nella Kalsa di Palermo dagli anni 80 ai 90: ma anche pene, conflitti e disillusioni. Presentato a Venezia, il film si fa fin dall'inizio apprezzare per la fluidità narrativa con cui è illustrata l'esperienza esemplare di un giovane mafioso. La vicenda è sviluppata in modi tali da metterne in evidenza il valore tematico, ovvero di film “sulla” mafia: ma sempre felicemente narrativi. Non c'è frattura tra il “fare” del film e il “commentare”, in chiave morale: le due opzioni sono tutt'uno, affidate come sono, ai personaggi e alle situazioni del film stesso: ed è piuttosto raro. Perché troppo spesso, pur con le migliori intenzioni, il commento morale diventa esterno alla narrazione, perciò didascalico e sostanzialmente sterile.

 
   
   
   
 
In ciò si vede la qualità di scrittura: del resto Porporati, autore della sceneggiatura insieme a A.G.Stasi, lo è stato, tra l'altro, dello script di diverse “Piovre”. Come ha detto il regista, qui sono sguardi “interni” alla mafia: ma dal basso. Non c'è alcuna aura sacrale che avvolge i capi e i sottoposti: anzi il “Capo dei Capi”, uno degli uomini più potenti della terra, e i suoi principali complici della “Commissione”, sono di una miseria umana e di una mediocrità inimmaginabili. E non c'è nemmeno intento grottesco: la drammaticità sconvolgente è proprio questa. La loro vigliacca ferocia inumana rende l'esatta fotografia del vivere mafioso: non è un abbellimento o un misconoscimento, ed emerge dal controllo rigoroso dei dati impliciti alla narrazione, che sono molto ben decifrabili, e ampiamente documentati: basta riflettere sui modi di fare e di vivere del Provenzano catturato.
 
   
   
   
 
Ed è il percorso di Saro a darci la chiave di lettura d' “O' sistema” (come a Napoli è chiamata la Camorra). Egli è picciotto perché è nato in territorio e in una famiglia mafiosi: la sua educazione è un portato lineare di questa appartenenza. Non è che ci sia particolarmente portato; d'altra parte, c'è anche una naturale forma di affetto, di riconoscenza e di rispetto per il suo padrino, che gli dimostra stima reale, protezione a lui e alla sua famiglia. Tutto ciò gli rende la vita comoda, perché permeata dall'aura del potere vero, che si basa sulla violenza sistematica, che lui è portato ad esercitare con arroganza. E' un percorso di formazione in piena regola, cui non si sottrae, anzi si acconcia di buon grado, perché sa che potrà portargli quel benessere che egli ritiene di dover dare alla sua famiglia; e, soprattutto, un ruolo che lo riscatti dalla vita di “meno di zero” che sembrava essergli destinata, in quanto orfano. Ma solo l'esperienza gli dirà esattamente quale sia il prezzo da pagare.
 
   
   
 
Non solo il rapporto con Ada, ragazza semplice ma “antica” (come l'ha definita il regista) nella sua forza che, pur amandolo con passione, lo lascia perché non vuole convivere con la paura; o con il suo amico poi divenuto magistrato; ma è la sua esperienza di non-vita all'interno della Mafia che lo porta a prendere coscienza in modo totale del suo essere pedina sacrificabile, cioè “nuddu” (nulla): la stessa parola che Tano Badalamenti rinfaccia a Peppino Impastato (allo stesso attore L.Lo Cascio) in “I cento passi”. L'andamento generale del film sa assumere i suoi giusti ritmi; tuttavia è privilegiata l'osservazione ravvicinata: quindi un lavoro di montaggio mirato sui singoli personaggi, vòlto a catturare le atmosfere del contorno, sia scenografico che umano, di un sapore quasi espressionista nell'uso delle facce, più che sull'azione vera e propria. Tuttavia, quando serve, il regista sa procedere con asciutta efficacia.
 
   
   
     
 
Scheda a cura di Ciccio Capozzi

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